PIANO NAZIONALE ANTIVIOLENZA E FEMMINICIDIO

La legge finanziaria in corso di discussione, come del resto quella  precedente, assegna i fondi del Piano Nazionale Antiviolenza ad  scopi  che nulla hanno a che fare con la proposta originaria, tirati di qua e di là in una tragica quanto macabra contesa. Nel frattempo in questi ultimi 26 giorni ( tra ottobre e novembre)  ben 19 donne  sono state massacrate ed uccise dai loro partners o ex partners.

L’omicidio di donne da parte degli uomini, il femminicidio, è divenuto comune sport, quasi nornalità dei rapporti fra i sessi.

In Italia sono sorti in questi anni spontaneaemente, grazie all’impegno delle donne e delle loro associazioni, prima che delle istituzioni, i  centri antiviolenza, unici luoghi  capaci per davvero di garantire accoglienza, impegno perchè le donne in fuga da sevizie e soprusi, che quì si rivolgono, inizino un processo di ricostruzione del sé. Si tratta di luoghi di civiltà e  libertà che tentano di proseguire il proprio lavoro fra mille difficoltà e oggi più che mai,  in un clima politico, culturale  e sociale sempre più ostico. Sono anche sedi che assicurano sicurezza e percorsi personali verso cambiamenti positivi. Questi centri oggi stanno chiudendo i battenti  uno di seguito all’altro, in tutto il paese, senza distinzione e  senza finanziamenti:  falcidiati dai tagli e nella completa indifferenza della politica, di destra come di centro sinistra e  a partire proprio da quella che dovrebbe essere maggiormente vicina a cittadini/e, ovvero da parte di  Enti Locali,  sempre più ostili e contrari,  che avversano la politica del sostegno e dell’accoglienza delle donne in difficoltà e non hanno remore a contribuire alla eliminazione di questi indispensabili servizi.

Le recenti campagne elettorali sono state tutte impostate sulla promessa di intervenire contro la violenza maschile sulle donne: ai Centri antiviolenza, alle donne ed ai minori in fuga,  sono state fatte migliaia di promesse di intervento, la ministra che sta andondosene ha  favoleggiato  un Piano Nazionale antiviolenza (e il PD l’ha definita “una buona ministra”!) così come chi l’ha preceduta, tutte hanno operato tagli, accettato di destinare i fondi ad altri scopi, addirittura alle spese militari  e tutte le proposte per una buona pratica politica si sono dimostrare una colossale presa in giro.

Non solo quindi i servizi pubblici mancano, ma anche quelli più delicati sorretti pervicacemente e principalmente dal volontariato e da un privato sociale solidale, sono messi nelle condizioni di chiudere, arrivando poi ipocritiamente a sturpirsi dagli schermi e dalle righe dei  “media tutto fare” di come questo fenomeno stia degenerando e non trovi argini.

Per questo durante questa triste giornata che ricorda la tragedia delle sorelle dominicane Mirabal,  ribadiamo come debba essere sostenuta la lotta e la campagna delle “Donne in rete contro la violenza”  che raduna 58 centri, tutti altamente specializzati, per contrastare la politica di soppressione di queste importanti sedi di sostegno delle donne. Proponiamo che tutti i finanziamenti che gli enti pubblici ancora destinano ad iniziative comunicative e di propaganda sui temi di genere e delle pari opportunità, siano tutti destinati al sostegno dei centri in essere e vi sia l’impegno di aprirne altri: questa è la vera priorità, su questo terreno si misurerà  la volontà concreta della politica di aiutare le donne. Un paese che destina imponenti finaziamenti ai CIE, veri lager illegali, rinnegati dal diritto internazionale e che l’Italia condivide nella politica sull’immigrazione con la Libia (paese che non ha sottoscritto la convenzione sui diritti dell’uomo)  e dove molte donne  rinchiuse senza aver commesso alcun delitto, ricorrono al suicidio pur di non essere rimpatriate  nei paesi da cui sono fuggite, non può dirsi un paese civile.

Ma pure  l’ipocrisia di gran parte dell’opposizione che ritiene estremistica e fastiosamente plateale la lotta contro i CIE (istituiti per la prima volta come carceri “amministrativi” senza difesa giudiziaria per immigrati/e, chiamati allora CPT  dalla legge Turco – Napolitano) merita di essere smascherata e denunciata: con la medesima ipocrisia, infatti,  non si  assegnano i finanziamenti ai centri antiviolenza preferiti ad altre scelte politiche. Le elezioni si avvicinano: sempre in meno ci faremo ingannare da altre favole.

Monica Perugini

Responsabile nazionale delle donne – Comunisti Sinistra Popolare

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