In Fieri
Comunisti Sinistra Popolare Estratti da Wikipedia.
CSP è un movimento politico fondato il 3 luglio 2009 da Marco Rizzo, a seguito della sua espulsione dal Partito dei Comunisti Italiani. Raccoglie diversi settori fuoriusciti dal PdCI, ma mira alla ricomposizione dei comunisti e della sinistra ripartendo da una presenza effettiva nei luoghi del conflitto sociale. Finora ha raccolto le adesioni di numerosi operai, studenti e personalità del mondo della cultura e dello spettacolo.
Lo slogan della nuova formazione politica di ispirazione comunista è «Tornare tra la gente, ripartire dalle lotte».
Meditando infatti sulle pesanti sconfitte della sinistra e dei partiti comunisti alle elezioni politiche del 2008, alle elezioni europee del 2009 e a quelle regionali del 2010 CSP punta da un lato a un recupero della cultura comunista più autentica, ma al tempo stesso punta a una profonda riforma della prassi politica comunista recente, troppo intrisa di governismo ed elettoralismo.
Pertanto CSP ritiene che ad aver annichilito la sinistra in Italia sia stato, per esempio, l’appoggio al governo Prodi II e l’inedito distacco dei leader comunisti dalla propria base sociale. Come dirà Rizzo «quando i nostri genitori tornavano a casa dopo una giornata di lavoro, sapevano che Togliatti, Secchia, Pajetta, Longo e Berlinguer pensavano a come risolvere i loro problemi. Oggi da tempo non è più così. Bisogna ricominciare da lì».
Comunisti – Sinistra Popolare rifiuta di essere considerata «il sesto partito comunista in Italia» e non si è presentata alle elezioni regionali del 2010, per rimarcare una diversità rispetto alle logiche elettoralistiche che si ritiene abbiano pervaso la sinistra ed i partiti comunisti esistenti negli ultimi anni.
Il contrasto sul Governo Prodi II (2006-2007).Vinte le elezioni politiche del 2006, all’interno del Partito dei Comunisti Italiani, iniziano ad emergere posizioni critiche nei confronti dell’operato del partito e del suo gruppo dirigente. Attorno a Marco Rizzo, unica voce critica nell’allora segreteria del PdCI, si forma un’area politica che rivendica la necessità di rivedere il rapporto con il centrosinistra e di lavorare per l’unità delle forze comuniste ed anticapitaliste, in una prospettiva totalmente alternativa alle logiche bipolari della Seconda Repubblica.
Fra l’8 e il 10 ottobre 2007 i sindacati sottopongono a referendum il protocollo sul welfare del 23 luglio. La sera dell’8 dagli studi di Porta a Porta, Marco Rizzo parla di «referendum finto» perché ha le prove che c’è chi ha votato più volte. Ne nascerà un vespaio di polemiche contro il Pdci. Diliberto più cauto non smentirà Rizzo, ma spiegherà che «il nostro allarme lo abbiamo lanciato perché il referendum avvenga in modo cristallino, non vedo lo scandalo». Il referendum sarà vinto dai favorevoli all’accordo:su 5.041.810 di voti validi,i sì sono 4.114.939 voti(81,62%),contro i 926.871dei no.
Ma ancora l’11 ottobre Rizzo sarà duro ricordando che «In tutto questo parlare nessuno ha spiegato i contenuti del protocollo. L’accordo in questione alza l’età pensionabile e solo per i primi 18 mesi è migliore della Legge Maroni. Dal giugno 2009 al dicembre 2010, infatti prevede le stesse condizioni dal punto di vista dell’età pensionabile, e dal 2011 è addirittura peggiore».Nonostante ciò la grande manifestazione comunista del 20 ottobre vuole essere l’occasione per convincere il governo a modificare quell’accordo secondo alcune desiderata della sinistra. Per Diliberto «la manifestazione del 20 vuole rappresentare uno stimolo per il governo affinché tenga conto di un disagio sociale che esiste».Alla manifestazione aderiscono Pdci e Prc con il dissenso di Sd e Verdi,e ci saranno in piazza un milione di persone.
A distanza di anni Marco Rizzo non smetterà di ricordare come Diliberto «mentre votava per la riforma delle pensioni, chiedeva che la salma di Lenin venisse in Italia. (…) il modo peggiore di difendere il comunismo, perché da una parte ci si rende ridicoli e dall’altra parte non si difendono le ragioni della solidarietà e della giustizia sociale, che sono proprie del comunismo».Il successo del 20 ottobre ha dato invece la spinta definitiva per varare la Sinistra/l’Arcobaleno il 5 dicembre 2007, che nasce male, tra mille maldipancia di molti comunisti.
All’Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti dell’8 e 9 dicembre che presenta il nuovo logo arcobaleno senza riferimenti comunisti, Marco Rizzo è polemicamente assente «perché mancano la falce e martello e perché non si è alternativi al Pd». Rizzo è ormai individuato dai più come il leader della sinistra del Pdci e si fa portavoce di tutte le insoddisfazioni comuniste verso il governo e il processo unitario a sinistra che pure ritiene necessario per rilanciare i comunisti. Del resto già tre mesi prima aveva avvisato che «l’unità a sinistra si deve fare sui contenuti. Se non c’è, allora è chiaro che occorre qualcos’altro. La sinistra, quella vera, non può essere altro che antiliberista e anticapitalista. Chi non è d’accordo vada nel Partito Democratico».
Lo stesso Rizzo dal 20 novembre 2007 è in libreria con Perché ancora comunisti. Le ragioni di una scelta, libro-manifesto, e lo stesso giorno l’europarlamentare del Pdci inagura un suo blog personale (marcorizzo.eu).In questo contesto il 19 dicembre ,con una lettera aperta a Diliberto, 24 membri del Cc e diversi altri dirigenti locali, chiedono «di riconsiderare il giudizio su Prodi e di ritirare quindi la nostra delegazione dal governo, nonché di discutere la nostra presenza in un soggetto che, per ora non ha alcun profilo politico di classe, né tanto meno un “cuore” e sta assumendo invece le sembianze di una “dépendance di sinistra” del Pd». Una posizione, che Rizzo lascia intendere di apprezzare, mentre vedrà furente la segreteria nazionale.
La sconfitta dell’Arcobaleno. Giunta inaspettatamente ad elezioni politiche anticipate nella prima parte del 2008, la Sinistra l’Arcobaleno si ferma al 3,1% e non supera la soglia di sbarramento del 4%. Per la prima volta dal dopoguerra i comunisti sono fuori dal Parlamento.
Tutto ciò suona a Rizzo come la conferma che negli ultimi tempi era stato più lungimirante di altri («modestamente, alcuni di noi lo avevano detto», scrive a caldo sul suo blog) e traccia subito lo schema di riflessione del Pdci per il prossimo futuro. Per Rizzo infatti «tre sono i cardini della discussione che, schematicamente, dovremmo affrontare: [1] Una nuova riflessione e pratica dell’antimperialismo nell’era della globalizzazione capitalistica, sia nei confronti di quello americano, dominante, che di quello europeo, nascente. [2] L’alternatività all’americanizzazione della politica e quindi al Partito Democratico, appunto per una alternativa di sistema e di società. [3] Una nuova soggettività dei comunisti, cui possano partecipare tutte e tutti coloro che intendono impegnarsi per il superamento di questo modello di società, al di là delle attuali, e certo non autosufficienti, organizzazioni di appartenenza». Viene dunque delineata l’idea di un nuovo partito comunista fortemente alternativo al Pd e dall’identità comunista marcata quanto rinnovata.
Il giorno dopo, 17 aprile 2008, viene lanciato da circa 100 comunisti fra personalità di cultura un appello per riunificare i comunisti ovunque collocati . Rizzo lo definirà «un ottimo appello», e, come spesso allora accadeva, l’intera segerteria Pdci aderiva, a rimorchio di Rizzo , dando all’appello grande visibilità.
Alla Direzione Nazionale del 18 aprile Diliberto si presenta dimissionario ponendo la fiducia sulla sua relazione. Il segretario e Rizzo non sono però concordi sul passato, visto che per il secondo era il caso di non adrire all’arcobaleno e andare soli, mentre Diliberto replica: «Temo che avremmo avuto un consenso del tutto residuale. Saremo stati vittime del doppio voto utile, verso il Pd e verso l’Arcobaleno». Invece, nota Diliberto, «il nostro Partito complessivamente rispetto agli altri partner dell’alleanza è quello che ne esce meglio». Per il futuro si propone un nuovo congresso che faccia proprio l’appello dei “comunisti uniti”. Diliberto ottiene la fiducia, ma Rizzo in polemica non è partecipa al voto.
Al successivo Comitato Centrale del 7 e 8 giugno si decide di rinnovare il sistema dell’inemendabilità dei documenti politici congressuali. Il documento presentato dalla segreteria cerca di fare una sintesi del dibattito interno e alla fine vede d’accordo Rizzo «al 70%», mentre Katia Bellillo, a destra di Diliberto, presenta un documento alternativo.
L’8 novembre 2008 a Roma viene presentato e promosso da Rizzo il giornale on-line Proletari@ che, secondo la definizione degli ideatori, sarà una «lavagna telematica con cui mettere in risalto i tanti episodi di sfruttamento e disuguaglianza e mettere in contatto la voglia di riscossa collettiva che spesso oggi invece vede solo ripiegamenti individuali».
Il fallimento della Lista Anticapitalista e l’espulsione di Rizzo In vista delle elezioni europee del 2009 nasce la Lista Anticapitalista, cartello elettorale che racchiude Rifondazione, Comunisti Italiani, Socialismo 2000 e i Consumatori.
Rizzo, pur apprezzando la giusta linea dell’unità comunista, chiede un segnale di maggiore discontinuità rispetto al passato e propone una «circoscrizione operaia», lasciare cioè a soli candidati lavoratori o esponenti di movimenti una delle circoscrizioni sicure in caso di superamento dello sbarramento elettorale con l’obiettivo di «eleggere almeno un lavoratore dando così efficacia ai tanti richiami al far “contare” le classi subalterne». L’appello, che raccoglierà l’adesione di molti nel PdCI, in Rifondazione ed esternamente, rimarrà tuttavia inascoltato.
L’esito delle elezioni vedrà la seconda sconfitta della sinistra comunista, ancora una volta sotto la soglia di sbarramento del 4%. Dopo la sconfitta del 7 giugno, il PdCI convoca l’Ufficio Politico il 9 dove Diliberto si presenta dimissionario. Alla fine della riunione l’UP vota contro le dimissioni con l’eccezione di Marco Rizzo che vota a favore. L’UP emette un documento dove «ribadisce la fermezza della linea» e di procedere «con determinazione nel processo di riunificazione» con PRC e Socialismo 2000.
Il giorno dopo si costituisce il coordinamento nazionale della Lista Anticapistalista con l’intenzione di fare altrettanto a livello locale.
Il 13 giugno si riunisce la più ampia Direzione Nazionale dove in sostanza si replica il clima dell’UP con Rizzo voce critica. Secondo l’ex capogruppo PdCI «serve una riflessione profonda sulle ragioni della sconfitta della sinistra. Diliberto gioca sulle sue dimissioni ma purtroppo parla un vecchio linguaggio della politica». (…) «È necessario coinvolgere la base militante, dal comitato centrale ai segretari di federazione e di sezione. Servono idee nuove, progetti e programmi per l’alternativa e per dare una ultima speranza al nostro popolo sempre più sfiduciato». Qualche capetto locale invoca allora misure disciplinari contro l’ex europarlamentare perché in campagna elettorale non avrebbe sostenuto la lista del partito, nonostante Rizzo fosse attivamente candidato alle amministrative come sindaco di Collegno e presidente della provincia di Grosseto .
Il 18 giugno la situazione precipita. Sul blog di Marco Rizzo e sul sito di Proletari@ appare una lettera aperta a Diliberto, nella quale diversi dirigenti del PdCI chiedono la convocazione entro il 5 luglio del Comitato Centrale allargato ai segretari di federazione e di sezione perché, si afferma, «crediamo sia necessaria una riflessione profonda che coinvolga tutte le istanze del partito, a partire dalla base».
Il giorno dopo Rizzo è convocato per telegramma dalla Commissione Nazionale di Garanzia a seguito di un ricorso della federazione di Torino. Il 22 giugno Rizzo viene ascoltato dalla CNG ed espulso. Le motivazioni dell’espulsione vengono rese note il giorno successivo, il 23. Fra l’audizione e la scrittura delle motivazioni, Rizzo rilascia un’intervista al Corriere della Sera, nella quale spiega che sta per essere espulso. Secondo Rizzo la situazione «è precipitata dopo che ho fatto notare a Diliberto che diverse iniziative pubbliche locali da lui svolte nel tempo lo vedevano sempre “accompagnato” da un volto noto della P2 di Licio Gelli: Giancarlo Elia Valori. Dal 2003 al 2007.
Rizzo contesta al segretario del Partito Oliviero Diliberto la partecipazione «a ben otto avvenimenti con quest’uomo (Elia Valori). Gli ho chiesto chiarimenti in forma riservata per non nuocere all’immagine del partito né alla campagna elettorale. Non ho ricevuto risposte plausibili, solo una procedura di espulsione. Rizzo quel giorno stesso tiene anche una conferenza stampa dove spiega e prova meglio la sua accusa.Per queste accuse il segretario del Partito Oliviero Diliberto annuncia una querela contro Marco Rizzo, che non vi sarà mai, in quanto viene invece richiesta da Diliberto una citazione danni per un milione di euro.
Dal canto suo la CNG motiva l’espulsione sostenendo che Rizzo «si è astenuto dallo svolgere la campagna elettorale per le Elezioni Europee a sostegno della lista Comunista (un po’ improbabile, visto che era egli stesso candidato…), ma ha finanche dato indirizzo di voto diverso da come deciso negli organismi dirigenti del Partito; nella maggior parte dei casi invitando a votare candidati di altre liste concorrenti a quella unitaria dei Comunisti (Italia dei Valori ed anche Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra e Libertà). Gli viene anche rinfacciato la violazione del principio del centralismo democratico e quella di frazionismo, e «gli inutili tentativi di risolvere in ambito politico la questione in essere».
Rizzo ha così annunciato che in questo momento è necessario riflettere su idee nuove. Serve una sinistra popolare, sempre con la falce e martello, che sappia riscaldare il cuore della nostra gente. (…) Si deve ripartire da lì».Da qui si innesta un movimento di solidarietà a Rizzo, che sarà la base di nascita di Comunisti Sinistra Popolare.
La critica alle elezioni Regionali e la crisi in Grecia Come promesso Comunisti-Sinistra Popolare non parteciperà con il proprio simbolo
alle elezioni regionali del 2010. La sua posizione sarà molto critica nei conforti del centrosinistra, tanto da non dare il proprio appoggio né alla Bonino nel Lazio, né alla Bresso in Piemonte, né a Loiero in Calabria.
La Bonino sarà definita da Rizzo «una “madonna” liberista, antioperaia, sempre pronta a scagliarsi (da destra) contro i sindacati e il settore pubblico, per non parlare delle sue posizioni in politica estera, filoamericana ed antipalestinese». L’attacco viene rivolto anche nei confronti della Federazione della Sinistra, colpevole a detta di Rizzo di “opportunismo politico” nell’appoggiare il centrosinistra spesso in colazione con l’UDC.
In un’intervista rilasciata al Giornale Rizzo attaccherà pesantemente la sinistra radicale per l’appoggio al centrosinistra alle regionali e dichiarerà: « Io sono antiberlusconiano perché anti capitalista. Ma non mi interessa il gioco di certi poteri economici che hanno deciso di far cadere Silvio per sostituirlo con Fini o Montezemolo. È il grande sogno del Pd. A me sembra una restaurazione. Va via Berlusconi e tornano quelli che c’erano prima di lui. Non vedo la differenza».
Intanto la crisi economica fa sentire la sua pressione ed esplode il caso della Grecia. Nel maggio del 2010 Comunisti-Sinistra Popolare risponde all’appello del KKE (Partito Comunista Greco) che nei giorni precedenti aveva rivolto a tutti i lavoratori europei l’invito a seguire la strade della mobilitazione Greca. Il KKE aveva inviato il suo messaggio dal Partenone ad Atene, ed il 7 maggio un gruppo di militanti di CSP compie un’azione a Roma al Colosseo, esponendo uno striscione con la scritta “People of Europe rise up!” e srotolando dall’interno dell’anfiteatro romano grandi bandiere rosse. «Non possiamo che essere al fianco del popolo greco, vittima della speculazione e dei grandi interessi di potere a livello globale – dichiara Rizzo – Con la speranza che al risveglio del popolo greco faccia seguito quello del nostro paese. Parafrasando un vecchio slogan, oggi in Grecia, domani in Italia.»
La politica sindacale e la battaglia di Pomigliano
Si tiene a Roma nel mese di gennaio la conferenza “Il lavoro al centro” dove lavoratori e sindacalisti di CSP si confrontano sulla questione del mondo del lavoro. In quell’occasione viene ribadito il sostegno alla seconda mozione della CGIL ed in particolare al lavoro della Rete 28 aprile, guardando con favore alla nascita dell’Unione Sindacale di Base (USB).La politica di CSP in materia sindacale è orientata verso la ricomposizione di un sindacato di classe che unisca i sindacati di base e quelle parti della CGIL che non si sono piegate alla logica concertativi del sindacato confederale.A maggio si riunisce a Roma il primo Comitato Nazionale, che conferma Marco Rizzo alla guida di CSP, mentre iniziano le frizioni con il sindacalista Giannone della FIAT di Pomigliano che lascerà di li a poco, schierandosi a favore dell’accordo di Marchionne, contro la netta contrarietà di CSP. Proprio sulla questione di Pomigliano Rizzo usa un linguaggio molto duro: «chi lascia sola la Fiom ed il sindacalismo di base è servo del padrone»; il riferimento è esplicito a chi in quei giorni aveva espresso parole favorevoli all’accordo, specie nei confronti di CISL e UIL e la stessa CGIL nazionale. L’accordo è definito da Rizzo «una danza mortale a cui gli operai di Pomigliano dovrebbero affidarsi rinunciando al diritto costituzionale dello sciopero.»
Il 21 giugno, il giorno prima del voto sull’accordo, CSP convoca una manifestazione a Roma di fronte alla Camera dei Deputati per denunciare l’incostituzionalità del referendum e il rischio che la firma dell’accordo su Pomigliano, costituisca un pericoloso precedente per tutti gli altri contratti di lavoro. “Oggi Pomigliano, domani ogni lavoratore italiano” questo lo slogan scelto da CSP, che manifesta con un gruppo di operai in tuta blu, con una maschera bianca sul viso, simbolo dell’assenza di diritti. Quella foto degli operai di CSP con la maschera bianca sul viso (per dimostrare l’universalità dell’attacco ai diritti dei lavoratori, fa in breve il giro d’Italia e rappresenterà in seguito la dignità operaia del NO all’accordo). Secondo Rizzo l’accordo di Pomigliano è la prova dell’appiattimento al basso prodotto dalla globalizzazione, CSP parla di « referendum per importare in Italia il modello di contrattazione polacco.
Oggi Comunisti Sinistra Popolare viaggia verso il suo primo Congresso Nazionale che si farà verso la fine dell’anno.
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